vigneto Friuli

Cormòns 31.3.2003

Consorzio doc Isonzo: Un corso organizzato per i viticoltori e i tecnici del settore
Alla scoperta dei segreti del Merlot
Sono state affinate le tecniche produttive del vitigno

Interessante ed esaustivo al punto da pensare di riproporlo l'anno prossimo. Ha riscosso il vivo interesse dei consociati infatti il corso organizzato nella sede di Cormòns dal Consorzio Friuli Isonzo sulle «Tecniche di produzione di vino Merlot di alta qualità» corso di 16 ore che è stato finanziato dal Fondo europeo.
L'iniziativa cui hanno aderito 25 aziende (30 in media i partecipanti alle lezioni) si era posta un obiettivo ambizioso: formare imprenditori e altri operatori che svolgono attività nel settore agricolo approfondendo i contenuti relativi alle tecniche produttive del vitigno rosso. E ciò mediante l'introduzione di innovazioni di processo e di prodotto e di strategie che permettono una diversificazione delle attività delle singole aziende. Dopo una lezione introduttiva tenuta dagli agronomi Giovanni BIGOT e Michele BERTOLAMI del Consorzio Isonzo particolarmente apprezzati dai corsisti sono stati due approfondimenti organolettici dei prodotti utilizzando la tecnica delle degustazioni commentate. Un approfondimento è stato tenuto dal professor Enrico Peterlungher dell'Università di Udine al centro dei vivai cooperativi di Rauscedo dove vengono studiate diverse microvinificazioni di selezioni clonali Merlot.
Le altre lezioni svolte da Marco Simonit consulente aziendale e dall'enologo Maurizio Pol hanno inoltre toccato i temi della «Gestione del modello viticolo tarato su obiettivi enologici di qualità» della «Vinificazione» e della «Qualità dei vini». Il perchè in un corso incentrato proprio sul Merlot lo spiega il dottor Giovanni BIGOT tecnico del Consorzio di tutela: «Il Merlot è un vino che si conferma costante per qualità e nell'area Isonzo è omogeneo tanto per zone quanto nel corso degli anni. Si presta particolarmente quindi a uno studio che dia risultati significativi ed applicabili nella pratica. Non a caso nel 2002 abbiamo avviato un circuito sperimentale di 25 aziende per lo studio specifico dei questo tipo di vino. Nell'arco di 3 anni il programma si conclude infatti nel 2004 vengono raccolti in maniera sistematica e scientifica i vari tipi di dati si eseguono delle sperimentazioni costanti e così via».
Tra gli altri il corso si è avvalso dei vini messi a disposizione da varie aziende agricole tra le quali Rocca Bernarda Livon e il Carpino.

IL MERLOT NEL "VIGNETO FRIULI"
relazione tenuta dal dott. Claudio Fabbro alla
TAVOLA ROTONDA "I MERLOT NEL MONDO"
7 settembre 2001

"Il vitigno -secondo il POGGI - (1) è stato introdotto in Friuli dalle Amministrazioni Pecile di S. Giorgio della Richinvelda e Conti di Brazzà di Mereto di Capitolo nella seconda metà del secolo scorso col preciso intendimento di tentarne la diffusione la per una sostituzione dei vitigni nostrani certamente di minor merito.

In Francia è coltivato nel Lot e Garonne nella Dordogna e nella Gironda dove coi Cabernet forma i celebri vini di Mèdoc; tuttavia i viticoltori di quelle regioni non lo apprezzano molto anche perchè manifesta una particolare sensibilità alla peronospora cola facilmente ed alla vendemmia gli acini vanno preda del marciume. In Friuli invece il vitigno ha fornito subito ottima prova e costituisce ora una salda base della viticoltura della provincia.

Varietà vigorosa si adatta molto bene ai terreni di piano e di colle: in questi ultimi però soffre per prolungata siccità. In terre argillose e fresche pedecollinari ed anche in zone calcaree produce vino veramente di merito squisito di ricca alcolicità. Di tutti i caratteri dirò così negativi riconosciuti dai francesi da noi si manifesta solo per la scarsa resistenza alla peronospora del grappolo ed una eccessiva vigorosità che porta in certe annate e col sistema di allevamento in uso a capovolto alla atrofia di numerose gemme nella parte discendente dei capi a frutto. E' ovvio però che una oculata applicazione dei rimedi polverulenti facilmente elimina il primo incoveniente ed una modifica del sistema di allevamento del resto tecnicamente consigliabile in tutti i casi annulla il secondo. La vegetazione è indubbiamente vigorosa e l'aspetto di assieme del vitigno è di robustezza e rusticità; ottima l'affinità con tutti i portainnesti attualmente diffusi in provincia di Udine. Se ci riferiamo al prodotto vino lo riscontriamo ottimo iin tutte le zone per giusta acidità buona alcolicità armonicità dei componenti e con caratteri costanti inconfondibili di finezza. In collina nelle zone pedecollinari nelle parti litoranee della provincia (terreni sabbiosi) ed in alcune terre calcaree così come ebbi occasione di esprimermi il Merlot arriva ad un grado di squisitezza veramente eccezionale e lo si deve considerare come tipico vino da arrosto degno delle migliori mense. Il tallone di Achille è la scarsa resistenza all'invecchiamento: dopo due o tre anni lo si riscontra decrepito ed è raro poterne trovare di ottimo che abbia superato tale età. Unendo al Merlot il 20-30 per cento di Cabernet lo si nobilita ed allora le possibilità di invecchiamento aumentano considerevolmente; tentuto conto però della scarsa produttività di vino in Friuli dove annualmente si importano centinaia di migliaia di ettolitri questo carattere veramente negativo per un vino indubbiamente fino non è per ora preoccupante. Le simpatie di viticoltori sono oggi (1939 n.d.A.) decisamente orientate su questo vitigno e tre quarti dei nuovi impianti con uve nere sono seguiti con Merlot."

Una esauriente descrizione ampelografica ma anche agronomica ed enogastronomica del Merlot viene proposta dal Pittaro (2) che così descrive il vitigno l'uva ed il vino.

Grappolo
A forma piramidale alato con due ali ben evidenti mediamente compatto Lunghezza media di circa 15-20 cm. Acini sferici buccia molto resistente di colore blu-nero con sfumature violacee molto pruninosa. Pedicelli mediamente lunghi sottili. Stacco dell'acino facile. Pennello corto. Cercine medio. Polpa di sapore leggermente erbaceo poco carnosa scarsamente acida neutra incolore. Vinaccioli in numero variabile da due a tre.

Vite
Foglia di media grandezza pentalobata con seni aperti. Seno peziolare a U aperto. Pagina superiore color verde opaco. Pagina inferiore color verde oliva leggermente tomentosa bollosa con nervature molto evidenti. Dentatura irregolare con denti appuntiti o smussati. Picciolo medio sottile di color rosato. Colorazione autunnale rossa. Tralcio di colore verde con sfumature marron su un lato che diventa in seguito marron rossastro. Internodi medi gemme a base larga ben evidenti. Allegagione vigoria e produzione ottime. Resistenza alle malattie normale. Soffre però di frequenti attacchi di peronospora del grappolo. Esige impianti a distanza medio-alta data la gran vigoria. Potatura corta ma con molti tralci. Soffre infatti di fallanze nei tralci lunghi.

Terreni
E' una varietà più che rustica. Si adatta a tutti i terreni possibili (da cui la diffusione). Nei terreni profondi dà produzioni enormi ma scarsa qualità. Nei terreni poveri o collinosi la produzione è contenuta ma la qualità ottima.

Cenni storici
Anche il Merlot come i cugini Cabernet franc e sauvignon proviene dalla Gironda (Bordeaux). In Italia è stato portato dal senatore Pecile e dal conte di Brazzà nel 1880 da dove poi si è diffuso in Friuli prima e poi nel Veneto. Nel 1896 il conte Savorgnan di Brazzà presentava all'esposizione di Cividale il primo vino Merlot ottenendo come premio la medaglia d'oro. In Friuli i primi impianti sono stati effettuati a San Giorgio della Richinvelda e Fagagna sede appunto delle aziende del senatore Pecile. Altro notevole sviluppo ebbe per merito dell'accademico della vitee del vino comm. G. Morelli de Rossi. Nella collezione ampelografica della Reale Scuola di Viticoltura e Enologia di Conegliano lo ritroviamo intorno al 1880.
Da queste zone il Merlot si è diffuso nel vicino Veneto. L'abbondante produzione la qualità del vino la rusticità del vitigno hanno spianato la via alla diffusione un po' generale su tutto il territorio nazionale tantochè lo stesso Mondini nel 1903 lo cita coltivato in Piemonte Lombardia Veneto Friuli Emilia Toscana Lazio e Meridione.

Vino
Penso che descrivere questo vino sia abbastanza difficile non tanto per la complessità del suo gusto quanto per la diversità dei terreni su cui la vite viene coltivata. Di Merlot ne troviamo un'enormità: dal vino comunissimo da pasto al vino eccellente da bottiglia. Giudichiamo comunque un Merlot di collina o di grave. E' certamente un gran vino pieno robusto ricco di colore quasi sempre basso di acidità fissa fattore che ne condiziona l'invecchiamento. Profumo e sapore leggermente erbaceo. Vinoso con profumo netto di lampone da giovane. Da vecchio (due-tre anni) si affina notevolmente acquista un sapore asciutto con piacevole fondo amarognolo mentre sviluppa un notevole fine bouquet.

Accostamenti gastronomici
Vino da: arrosti fritti e umidi di carni bianche e rosse (in particolare coniglio e pollame). Va servito intorno ai 18-20 gradi.

Un'approfondita analisi degli aspetti vivaistici della selzione clonale del Merlot fu al centro di una relazione che il dott. Eugenio Sartori (3) tenne a Villa Manin di Passariano (UD) il 24.06.1999 nell'ambito della Tavola rotonda "Universo Merlot". Sartori esordì dicendo che

"L'Italia fra i Paesi di antiche tradizioni viticole è quello che ha mantenuto in coltivazione il più vasto patrimonio ampelografico. Dei 340 vitigni iscritti al catalogo nazionale ne risultano coltivati ben 305 ma molti altri sono ancor oggi utilizzati per le produzioni famigliari tanto da rappresentare il 3 6% della superficie a vite nazionale. Le ricorrenti crisi vitivinicole non hanno contribuito in maniera significativa alla razionalizzazione della nostra base ampelografica.

La complessiva produzione vivaistica italiana (2 potenza mondiale vivaistico-viticola dopo la Francia) grazie ai dati forniti a partire dagli anni '70 dal Servizio Controllo Vivai dell'Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano Veneto è diventata un punto di osservazione fondamentale per seguire l'evoluzione e le dinamiche varietali.

In quest'ambito la posizione del Merlot non può essere disgiunta da una analisi più ampia rappresentata dall'insieme delle altre varietà. Se gli anni '70 ed '80 sono stati caratterizzati dal ridimensionamento della viticoltura causa soprattutto la diminuzione dei consumi del vino e da una sostanziale staticità della piattaforma ampelografica negli anni '90 assistiamo al contrario alla ripresa degli investimenti viticoli e a profondi cambiamenti nella utilizzazione varietale. L'attenzione creata attorno ai vini rossi anche per motivi salutistici è esplosa nell'ultimo triennio tanto di diventare vera e propria tendenza. Il rapporto varietà rosse/bianche messe a disposizione dal vivaismo viticolo ne è la conferma; la supremazia delle varietà bianche è prevalsa per quasi un ventennio da metà degli anni '70 fino al 1994 poi il viraggio rapido e non facilmente prevedibile verso i vitigni rossi che nel corso di un triennio si sono portati in posizione nettamente dominante. A conferma di ciò le talee innesto messe a dimora nel 1998: ben il 67% fanno riferimento a varietà rosse.

Certamente l'accostamento del consumatore ai vini rossi è stato aiutato anche dal miglioramento del livello qualitativo che oggi è tale da consentire un più ampio e soddisfacente apprezzamento delle complessità organolettiche che soprattutto i rossi sono in grado di esprimere. Profondi cambiamenti a livello varietale sono stati la conseguenza di questa repentina evoluzione del consumo e ad essere penalizzate pur in una situazione di crescita risultano soprattutto le varietà a valenza locale. Infatti nell'utilizzo del prodotto vivaistico le varietà locali nell'ultimo quinquennio hanno rimediato un più 20% le interregionali in più 39% le internazionali un più 50% le nazionali ben il 137%. L'incidenza sulla complessiva produzione vivaistica ha confermato il peso delle varietà internazionali ed ha evidenziato il forte incremento delle nazionali che dal 16% passano al 25%. Il lieve arretramento delle interregionali -3% e delle locali -4%.

La chiave interpretativa di questa evoluzione è abbastanza semplice: la globalizzazione del mercato impone sia per i prodotti D.O.C. che per i vini varietali masse critiche via via crescenti e di conseguenza i grandi vitigni a diffusione nazionale e/o internazionale vengono premiati salvo alcune eccezioni per le realtà di grande rilievo qualitativo a valenza interregionale o locale. Una conferma della convergenza verso le varietà nazionali ed internazionali emerge dall'esame della produzione vivaistica delle prime 10 più importanti varietà rosse in 5 anni è passato dal 35% al 48 9% sul totale degli innesti prodotti mentre le bianche sono crollate dal 31 7% al 23%. Il peso delle prime 20 varietà è passato da un 67% a 71 8%".

"Per le varietà internazionali significativa - proseguì Sartori - è l'attenzione rivolta al Merlot tanto che nonostante l'incremento del 94% nella produzione vivaistica passata da 2 3 a 6 8 milioni di talee innestate rispettivamente nel 1994 e nel 1998 (più 171%) si è ricorsi a forti importazioni per soddisfare la domanda dei viticoltori. Analizzata la situazione nazionale passiamo ad osservare quanto è successo in Francia e sempre nell'ultimo quinquennio riscontriamo che come in Italia il peso delle prime 10 varietà rosse è sensibilmente aumentato passando dal 55 6% al 65% mentre al contrario le bianche hanno peggiorato le loro posizioni (nonostante l'eccezione Chardonnay).

Nella evoluzione varietale francese si può evidenziare come le grandi varietà rosse internazionali non abbiamo assolutamente abdicato al ruolo di leader di mercato e questo vale in particolare per i vitigni di grande pregio quali il Merlot che con 43 2 milioni di innesti rappresenta la varietà più moltiplicata al mondo. A differenza dell'Italia la gamma varietale utilizzata risulta essere molto meno frammentata tanto che le prime 20 varietà rappresentano l'86% degli innesti prodotti contro il 71 9% registrato nelle produzioni nostrane. La tendenza comune è comunque di affidarsi maggiormente alle grandi varietà ad elevato potenziale qualitativo visto che anche in Italia negli ultimi 5 anni il peso delle prime 20 varietà è passato dal 67% al 71 9%.

Ulteriori considerazioni possono emergere dal confronto tra quanto evidenziato per l'Italia e la Francia e quanto sta avvenendo in Australia Cile California e Argentina Paesi di nuova viticoltura che stanno dimostrando un dinamismo particolare sul fronte della produzione di vini varietali (ottimo rapporto prezzo/qualità). In Australia a parte la estensione della superficie a vite che sta procedendo a ritmi serrati con incrementi pari a 5/6.000 ettari all'anno si riscontra una massiccia riconversione ampelografica verso i vitigni a bacca rossa. Dai dati delle produzioni vivaistiche del 1997 si può evincere come i vitigni rossi rappresentino ben l'80% della totale produzione vivaistica contro il 19 2 dei bianchi. I primi quattro vitigni moltiplicati Syrah Cabernet sauvignon Pinot Nero e Merlot (69%) da soli pesano il 74 9% dell'intera produzione vivaistica. Stessa situazione si riscontra in Cile dove il 70% dei nuovi impianti viene effettuato con Cabernet sauvignon Merlot (20%) Syrah Cabernet franc e Pinot nero e il restante 30% con Chardonnay e Sauvignon.

In California Sonoma e Napa Valley tra il 1992 e il 1996 i vigneti sono stati costituiti rispettivamente con il 70% e il 53% di vitigni rossi e con una prevalenza di Merlot (22%-27%) e Cabernet Sauvignon. Esaminando le importazioni argentine nel corso dell'anna '97/'98 si evince che la varietà maggiormente utilizzata risulta essere il Merlot con 789.000 pari al 27% della totalità del materiale importato. Per quanto riguarda il Merlot riferito alla nostra regione è interessante osservare come (ISTAT '90) questa varietà a fronte di una superficie pari al 54% (9.500 ettari) proponeva una commercializzazione di sole 215.000 piante pari al 6% delle barbatelle commercializzatein Friuli.

Diversa la situazione nel 1996/1997: la superficie è diminuita (i dati sono contrastanti) ma il quantitativo di barbatelle è notevolmente aumentato (423.600 pari al 15%). Si deduce che la dinamica della quota di rinnovo (al 5% con situazione di stasi totale) si sta spostando su valori più elevati ed in armonia con la "riscoperta" nazionale ed internazionale di tale varietà. Da quanto evidenziato emerge chiaramente come in Italia lo spostamento verso le grandi varietà internazionali (Merlot) oltre ad avere un significato di una maggiore valorizzazione delle grandi D.O.C. è da leggere anche come una tendenza ad investire maggiormente sulla produzione di vini varietali. Tale tendenza come visto è comune anche alla gran parte degli altri Paesi viticoli". Così concluse il Sartori: "Un altro aspetto importante è la clonazione in viticoltura. Oggi disponiamo per il Merlot di una percentuale elevata di materiale certificato (70%) rispetto al totale. Solo la poca disponibilità di materiale clonale o la presenza di cloni ad elevata produttività hanno ingenerato talora la tendenza a preferire la selezione massale.

Comunque in un mercato sempre più globalizzato dove forte è il pericolo della standardizzazione soprattutto a livello dei vini varietali un vasto assortimento clonale rappresenta una salvaguardia della variabilità genetica intravariale che spesso contribuisce in maniera significativa alla creazione dei grandi vini. A questo riguardo quanto fatto nel Merlot a livello di selezione clonale può essere un esempio significativo. Vengono mediamente moltiplicati 20 cloni di Merlot (10 francesi più 10 italiani) naturalmente il "peso specifico" dei 2 gruppi è diverso e al momento per il mercato italiano vi è ancora una preponderanza di cloni nazionali (83%) rispetto a quelli d'oltralpe."

Nella stessa Tavola Rotonda di "Villa Manin" il dott. Giovanni Colugnati(4) agronomo e responsabile per l'E.R.S.A Friuli-Venezia Giulia del Centro Pilota per la Vitivinicoltura di Gorizia affermò che

"La qualità di un vino è legata al terroir alla varietà e all'intervento dell'uomo; egli apporta la qualità acquisita la qualità culturale". Così Jean Heritier in una recente pubblicazione riassume il concetto della qualità di un vino come risultante dell'azione combinata ed estremamente complessa dei fattori naturali (l'ambiente inteso in senso lato) del vitigno dell'uomo: "la qualità è senza dubbio perfettibile poichè è essenzialmente opera dell'uomo" (Baron Leroy). Pare che questa definizione seppure generalizzabile a molti vitigni di alto pregio sia particolarmente calzante per il Merlot noir; in fondo fare il punto sul Merlot fornisce l'occasione per riflettere sulla storia viticola e sul concetto stesso di qualità."

Secondo Colugnati "Non si sa niente di preciso sulle origini della cultivar; la sua prima descrizione si trova una collezione varietale del Jardin de Luxembourg nel 1789. Più tardi Victor Rendu Ispettore Generale dell'Agricoltura ne fa una descrizione precisa sulla sua "Ampelografia Francese". E ancora più tardi si trova qualche segnale che esso si è ben ambientato nei crus del Medoc assieme al Cabernet Franc e Malbec ma è ancora un vitigno secondario.

L'origine del Merlot sembra dunque bordolese. Ciò che non è sicuro è che il nome vitigno derivi da questa regione. In effetti questa cultivar arriva tra le prime a maturità ed il suo colore e la sua morbidezza piacciono ai merli (Merlot significa "piccolo merlo" in occitano). Inizialmente si trovano altri sinonimi: Pianta del Medoc Semilon rosso Alicante e altri. Si deve precisare che esiste anche il Merlot Blanc estremamente localizzato nel vigneto bordolese su una superficie di 200 ettari in costante diminuzione e il Merlot gris segnalato in Brasile ed in Gironda."

Il ricercatore trattò inoltre l'argomento "Merlot & Selezioni Clonali" osservando che "Il Merlot sovente considerato come il "delfino" del Cabernet Sauvignon fa parte dei grandi vitigni di pregio di fame internazionale; appartiene alla grande famiglia dei "Carmenere" caratterizzati dagli aromi tipici che ricordano i frutti del ribes nero. A seconda dei diversi terroir (climi e suoli) in cui viene coltivato il Merlot offre prodotti anche molto differenti tra di loro con una gamma di nuances aromatiche che evolvono dai fruttti alla frutta matura.

In Francia la selezione clonale del Merlot iniziò nel 1955 da parte dell'INRA di Bordeaux e 3 anni più tardi venne piantata la prima collezione di studio: i primi cloni furono registrati nel 1973. Attualmente vengono moltiplicati e diffusi 11 cloni che l'ENTAV nel suo "Catalogue delVarietes et Clones de Vignes cultives en France" ha classificato in 3 gategorie diversificate in funzione soprattutto dei differenti obiettivi enologici che si intendono perseguire (vini novelli vini freschi vini da medio invecchiamento vini da lungo invecchiamento). Il Centro Pilota per la Vitivinicoltura di Gorizia - concluse Colugnati - di concerto con il Centro di Selezione Clonale di Pantianicco ha posto in essere una serie di sperimentazioni con la precisa finalità di saggiare nei diversi ambienti regionali la variabilità genetica all'interno della cultivar Merlot fornendo nel contempo indicazioni attitudinali delle diverse selezioni clonali presenti sul mercato. Per tale obiettivo la scelta è caduta su una ampia gamma di cloni italiani e francesi appartenenti alle diverse classi di potenziale produttivo".

Claudio Fabbro - Aldeno (TN) 7 settembre 2001

Note e riferimenti bibliografici

  • 1): Poggi G. (1939) :"Atlante ampelografico" Arti Grafiche Pordenone.

  • 2): Pittaro P. (1982) :"L"uva e il Vino" Magnus Edizioni Udine.
  • 3)Il dott. Eugenio Sartori è il direttore dei Vivai Cooperativi di Rauscedo - San Giorgio della Richinvelda (PN).
  • 4): il dott. Giovanni Colugnati è il coordinatore responsabile del Centro pilota vitivinicolo dell'ERSA di Gorizia